ANTI BARBIE

L’Isola del Tutto è Possibile

Il mio alter ego sta cercando un regalo per la piccola Viola.
Il mio alter ego è un architetto famoso sull’Isola ed il commesso del negozio di giocattoli gli mostra un rompicapo.
Il mio alter ego prova a risolverlo, ma è davvero difficile.
Ci prova, ci riprova… la situazione si fa scomoda.
Clienti e commessi si sono riuniti attorno al mio alter ego e aspettano la soluzione.
Nel frattempo, io rimango fuori dal negozio e dato che mi annoio un po’, mi rivolgo ad un poliziotto a pochi passi da me, lo chiamo e gli dico: “Scusi, senta… quell’uomo, quello fermo all’angolo, mi sta dando fastidio!”
“Ma se l’ho osservato da quando è arrivato – mi risponde – e quel signore non le ha nemmeno rivolto lo sguardo!”
“Eh! Appunto – dico io stizzitta – sta cosa mi da proprio fastidio!”
Noi donne dell’Isola siamo strane… per esempio, io faccio molte domande ed interpreto le risposte come mi pare.
Con me, è come avere al fianco uno psichiatra, però gratis.
Io sono tutto ed il suo contrario.
In pratica: se vuoi sapere quello che realmente sto pensando, bisogna guardarmi, non ascoltarmi.
Io vorrei che il mio uomo non fosse solo un uomo, ma un’avventura verso la scoperta della coscienza.
Bisogna prendere la vita in dosi uguali di calma e passione, credo.
Io vado contro qualsiasi sofferenza imposta.
Camminando sovrappensiero, do una gomitata al fattorino dell’Isola.
Sull’Isola, non è necessario chiedere scusa, nella nostra lingua non esiste nemmeno una parola adatta, perché tutto quello che succede qui non succede con cattive intenzioni.
Ci scambiamo un sorriso e proseguiamo.
Fuori dall’Isola, ci sono persone talmente insensibili, talmente succubi e talmente morte, che si sentono attratte solo dal denaro, il potere, la fama… però nessuno pensa a loro come a dei pervertiti.
Io mi sento attratta per qualcosa il cui conseguimento è una sfida, una terra sconosciuta da scoprire, un flusso in movimento.
Sull’Isola, non esiste la vergogna e non c’è nulla di cui non si possa parlare, perché non esistono cattive intenzioni.
Sull’Isola non diamo nessuno per scontato.
Sappiamo che nel momento in cui consideri tua moglie, come tua moglie, la relazione è finita. Nel momento in cui consideri tuo marito, come tuo marito, la relazione è finita. Perché in quel momento, non c’è avventura e l’altra persona diventa una cosa, una mercanzia. In quel momento, l’altra persona non è più un mistero da investigare, svelare.
La piccola Viola è arrivata sull’Isola attraverso di me, ma non è mia.
Una cosa si può possedere, una persona no.
Io tratto la piccola Viola come se fosse una persona adulta, con profondo rispetto, cerco di non imporle nulla.
Le do la mia energia, protezione, sicurezza, tutto quello di cui abbia bisogno, però la aiuto ad allontanarsi da me per esplorare il mondo.
Non le do ordini, perché nessuno obbedisce e la gente diventa ipocrita.
E certamente, la libertà implica l’errore.
Portare un bambino in questo mondo è molto rischioso.
Non prendo troppo sul serio il fatto di essere madre, la serietà è distruttiva. La serietà paralizza i bambini.
Sull’Isola i bambini sono di tutti, non portano il cognome della famiglia d’origine, appartengono alla comunità e la comunità si occupa di loro.
La stessa idea di famiglia non esiste sull’Isola. L’idea di famiglia è un’idea possessiva: si possiedono proprietà, non una moglie, un marito, un figlio, un nonno… la possessività è un veleno.
Sull’Isola non ci sono famiglie, né pranzi di famiglia. Non diciamo: “MIO padre, MIO fratello, MIO marito, MIO figlio” e ci risparmiamo inutili e dolorose relazioni, connessioni e doveri.
La vita è insicurezza.
Chi vuole camminare, deve rischiare di perdersi.
Una relazione, come la concepiamo qui, è permettere che qualcun altro arrivi al tuo centro, e questo è rischioso, perché non si può sapere quello che ti farà questa persona.
Non si calcola, non si deve calcolare nulla. Una persona che vive nella paura è una persona calcolatrice, pianificatrice, organizzatrice ed iperprotettiva.
Lo slogan dell’Isola è
TOCCA, RESPIRA, GUARDA, GUSTA E ASCOLTA IL PIÙ POSSIBILE.
A me piace sdraiarmi sulla sabbia della spiaggia ed ascoltare il suono del mare. Mi piace mangiare con le mani, come ho imparato in Africa.
In questi giorni sto insegnando alla piccola Viola il significato di “rispetto”: girarsi per guardare.
Quando passa qualcuno: rispetto. Riguarda il fatto che all’improvviso ti rendi conto che è successo qualcosa di bello.
Era ora! Il mio alter ego sta uscendo dal negozio di giocattoli!
Mi avvicino, gli do un bacio, gli chiedo cos’abbia fatto durante le ultime due ore in quel negozio e lui mi racconta del rompicapo.
Dopo una serie di disperati tentativi, il mio alter ego ha deciso di abbandonare la sfida, ma prima di uscire ha chiesto al commesso: “Scusi sa, se nemmeno io sono riuscito a risolvere questo rompicapo… come crede che possa farlo la piccola Viola?”.
E il commesso: “Il rompicapo è stato fatto apposta così, perché nessuno possa risolverlo, perché i bambini inizino a comprendere che non tutto si può risolvere e non tutto si può comprendere”.

May 9th, 2013

This entry was published on April 21, 2014 at 1:32 PM. It’s filed under Fashion, love quotes, music, Photography, travel and tagged , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , . Bookmark the permalink. Follow any comments here with the RSS feed for this post.

13 thoughts on “L’Isola del Tutto è Possibile

  1. Wow. Mi gira la testa.

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